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Nella lettera dedicatoria della raccolta"Ncrocchie"
G. Maltese definì se stesso: "Verista
impenitente".
Il Verismo è il movimento culturale
che si sviluppò in Italia negli ultimi
decenni dell'Ottocento. Esso postulò
un'arte che si adeguasse ai precetti della
scienza. sperimentale. I veristi sostennero
la necessità di un'arte fuori da
ogni convenzionalismo, che nascesse dall'accurata
e amorosa osservazione della realtà,
di cui era necessario fornire una rappresentazione
il più possibile fedele.
Il Verismo ebbe però più ampio
spiegamento nelle arti letterarie, dove
produsse capolavori di indiscutibile valore.
Nelle arti figurative gli stessi anni videro
il trionfo dell'Impressionismo, che operò
nel campo della pittura, ma influenzò
largamente anche altri settori dell'attività
artistica.
Si tratta di un movimento, nato e cresciuto
a Parigi, che raccoglie in una sorta di
cenacolo artistico personalità come
Manet, Renoir, Monet, Sisley insieme a molti
minori, che si ritrovavano al Caffè
Guerbois divenuto famoso in quegli anni
per la loro frequentazione. All'interno
del gruppo, pur in presenza di differenze
individuali, si sosteneva la necessità
del rifiuto del formalismo accademico e
della retorica del soggetto, puntando ad
un'arte fondata sul colore e ispirata agli
aspetti quotidiani della vita.
La disputa, successiva sul rapporto tra
pittura e fotografia che durarono decenni,
rivelano ulteriormente il riferimento al
reale di quell'arte e nel contempo anche
la necessità di superare il puro
dato della realtà attraverso la sensibilità
e il gusto dell'artista. E' possibile un
collegamento di Maltese con questa Cultura?
Molti lo negano anche se finora una risposta
definitiva non è stata data. Chi
si porta sul Torrione e osserva sculture
e le pitture di Maltese, non ha difficoltà
a collegare quella produzione alla osservazione
serena dell'umanità foriana e isolana
dell'epoca. I personaggi sono popolani,
borghesi, uomini della politica e della
cultura del tempo. Non mancano scene di
riferimento alle sventure umane (vedi il
naufrago) alle attività (vedi la
solfatrica, il pescatore etc.) alle aspirazioni
dell'uomo dell'epoca (vedi il trittico del
divenire sociale).
E' indubbio che il Verismo ha esercitato
sul nostro un indiscutibile fascino. Anche
la riproduzione di opere classiche e gli
studi anatomici si iscrivono nella cultura
del tempo, attenta allo studio del corpo
umano, per scoprirne i meccanismi e curarne
i mali.
Più ambiguo è il rapporto
con l'Impressionismo. Sappiamo che il Nostro
si trasferì in Francia e per qualche
tempo visse a Parigi, proprio negli anni
in cui nasceva quel movimento artistico,
che suscitò scandalo negli ambienti
intellettuali e quindi molte discussioni,
prima di essere compreso e accettato in
tutta la sua forza rivoluzionaria. Maltese
di certo ne ebbe conoscenza ma ne accettò
soltanto il rifiuto dell'accademismo e della
retorica dell'arte romantica, per far spazio
a una più vasta presenza del naturale
e del positivo.
Quello che l'Impressionismo realizzò
in campo pittorico, ossia la pittura all'aperto,
con la conseguente valorizzazione del colore,
che fa massa e crea volumi, non è
presente nella sua opera pittorica, che
si affida a una tecnica semplice, quella
della carbonella, che produce immagini più
vicine alla fotografia in bianco e nero
(quella delle origini), che non alle opere
degli Impressionisti, dove la scena o il
personaggio sono immersi in una spazialità
policroma, frutto di una osservazione diretta
del reale, non priva del filtro della sensibilità
dell'artista. Inoltre la scultura per lo
più realizzata nel materiale povero
del gesso, con qualche eccezione in bronzo,
sono a mio modesto parere divisibili in
due gruppi; alcune sono abbastanza convenzionali,
attente a riprodurre i caratteri somatici
del soggetto, quasi a fotografarlo; si direbbe
che sono state eseguite su commissione.
Altre appaiono più ispirate, dimostrano
nel volto e negli atteggiamenti la partecipazione
al pathos dell'esistenza umana, riprodotto
con amore pietoso. Penso alle statue del
Naufrago, cioè dell'uomo salvato
dalle acque, lacero nel vestito, il volto
contratto in una smorfia di dolore e di
terrore; penso al naufragio di Agrippina
dove sul volto dei protagonisti è
riprodotta con forte espressività
la tragedia incombente; penso agli occhi
stupiti del contadino in gesso e in bronzo,
alla leggiadria delle forme e allo sguardo
che si perde lontano del ritratto del giovane
che guarda, alla malinconia orante del ritratto
di una suora, alla serena maestà
del volto di un uomo morto, raffigurato
nella sua ultima e definitiva posizione.
Mi pare che in queste opere il Verismo del
Maltese raggiunga una notevole dimensione
poetica.
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