Musei Civici Foriani Comune di Forio Regione Campania
CHI E' GIOVANNI MALTESE
L'UOMO E L'ARTISTA
UN VERISTA INDIPENDENTE | CONCLUSIONE

A 150 anni dalla nascita diventa doveroso il ricordo. Giovanni Maltese è uomo-simbolo della "forianità": amante delle arti e delle lettere, curò le prime quasi istintivamente fin da bambino raggiungendovi mete molto apprezzabili, le seconde a partire dall'età matura (40-50 anni), con ispirazione chiara, con indiscutibile capacità di versificazione e con padronanza assoluta del vernacolo, colto nelle sue molteplici sfumature di senso, di grammatica e di stile.
A questo amore per il bello fanno da riscontro e da sostegno le grandi passioni, che lo costrinsero a vivere con tormento la sua vita privata e a gettarsi a capofitto nella vita pubblica, assumendovi una posizione di rilievo, non tanto per le sue qualità amministrative, ma per l'incisività e la combattività della sua polemica politica contro gli avversari di turno.
Di questa sua passione politica egli fu nel contempo eroe e vittima. Probabilmente per vendetta politica le sue ossa furono collocate nella fossa comune del cimitero di Forio. I suoi discendenti e compaesani ne possono onorare la memoria e non la tomba.
Nacque a Forio il 7 gennaio 1852 da. Francesco e Rosa Castaldi, domiciliati nella zona di Monterone. Orfano di madre ancora bambino, essendo il padre passato a seconde nozze, fu affidato alle cure degli zii agricoltori e visse perciò la sua infanzia a contatto con la fertile terra di Forio e con la cultura contadina.

Ben presto emerse in lui l'amore per l'arte, cui era naturalmente vocato. Si divertiva a scolpire teste e figurine di uomini e di animali nel legno dei rami della sua terra con risultati apprezzabili in un bambino della sua età; e questo spinse l'allora sindaco Orazio Patalano a chiedere per lui una borsa di studio che gli consentì di trasferisi a Napoli e di iscriversi all'Accademia delle Belle Arti, dove ricevette istruzione ed educazione artistica dai più noti maestri del tempo. Ottenuto il diploma si trasferì a Roma, dove frequentò per due anni lo studio di GIULIO MONTEVERDE, celebre scultore verista, la cui produzione - abbondantissima - consiste per la maggior parte in gruppi e monumenti funerari e commemorativi. Notissima è la tomba Oneto del cimitero di Staglieno di Genova: l'Angelo della Morte ivi raffigurato, rivela un verismo contemperato con una ricerca di elevetezza nella concezione del soggetto e un'esecuzione levigata, regolare, che richiamano il vicino barocco e il lontano mondo classico.
Proprio dallo scultore Monteverde, piemontese di nascita e romano di adozione, il nostro Maltese fu indicato come scultore per i lavori di abbellimento del castello di Chenonceaux, uno dei castelli della Loira, che che ancora oggi si visitano con ammirazione, per l'eleganza dello stile, la perfezione dell'impianto architettonico, la simbiosi con l'ambiente naturale in cui sono immersi.

La sua permanenza nella valle della Loira durò poco più di sei mesi. Una disputa con i nuovi appaltatori dei lavori e con la proprietaria del castello lo costrinse ad abbandonare Chenonceaux e a partire per Parigi, dove trascorse un breve periodo, facendo ritratti a carbonello, che furono probabilmente la sua unica fonte di sostentamento.
Tornato di li a poco a Forio si dedicò alla scultura su commissione ed in questo periodo (1881) produsse "I pidocchiosi", bella scultura in gesso, ispirata alla altà quotidiana della gente di Forio.
Tra il 1881 e il 1883 l'isola d'Ischia fu colpita da due terremoti; il più devastante fu quello dell'83, detto anche "terremoto di Casamicciola" perchè fu quella cittadina ad avere il maggior numero di darmi e di morti. Tra cui i genitori di Benedetto Croce in vacanza sull'isola d'Ischia.
In quella circostanza brillarono anche lo spirito di solidarietà del medico foriano Matteo Verde e la carità operosa dei parroco Morgera. Anche Forio patì molti danni e pianse molti morti. Tra questi alcuni parenti di Giovanni Maltese, che riuscì a salvarne uno solo dalle macerie con l'aiuto di un ragazzo allora di dieci anni, individuato dai biografi poi nella persona di Luigi Patalano, che gli divenne in seguito amicissimo, anche se motivi politici li separarono agli inzi del '900, come dimostra qualche strale satirico lanciato da Maltese a Patalano nella raccolta "Cerrerme".

La genesi di queste liriche è assai singolare. G. Maltese aveva fondato la "Società operaia Giotto, scuola di disegno". Aveva chiesto agli amministratori del tempo un sussidio per istituire un corso di disegno a vantaggio dell'artigianato locale. Il comune con la delibera consiliare del 30 aprile 1892 approvò una proposta della giunta, che ripristinava l'insegnamento della lingua francese nelle classi elementari superiori. La scelta fu dettata agli amministratori dalle esigenze della popolazione di commerciare con l'Algeria dove veniva esportato il vino Tintore. Maltese se ne adontò moltissimo e si vendicò con l'opera satirica, in cui dipinse a tinte fosche la corruzione degli amministratori di allora. Ma non aveva tutte le ragioni; infatti la "Giotto" era in quel momento senza presidente. Non c'era neppure il vice (cioè Maltese) che nel frattempo si era dimesso, facendo mancare alla società il legittimo rappresentante con il quale l'amministrazione comunale poteva dialogare. Dopo il ritorno dalla Francia il Nostro non lasciò più il suo paese natio. Ottenuto in enfiteusi il Torrione dal Comune, lo trasformò in privata abitazione e in atelier personale. Qui è stato realizzato il maggior numero delle sue sculture e pitture, che ancora vi risiedono, essendo stato lasciato al Comune il suo consistente patrimonio artistico e avendolo il Comune disposto e ordinato nella sala superiore, chiamato Museo G. Maltese.
Felicissimo fu l'incontro dell'artista con la signora Fanny Lane Fayer, raffinata pittrice inglese, che, in visita a Forio,volle conoscere la persona e l'opera dello scultore foriano. Ne nacque una vivificante esperienza d'amore, che si concluse con le nozze, celebrate a Napoli, Ufficio Comunale di Chiaia, il 20 aprile 1901. L'affinità elettiva con la sposa, il carattere dolcissimo di Fanny, la tardiva ma profonda esperienza d'amore diedero allo scultore un rinnovato vigore e una insperata serenità.
Purtroppo il destino non gli fu generoso. Solo 12 anni dopo, il 21 agosto 1913,G. Maltese moriva a Forio, colpito da malattia cardiaca.

UN VERISTA INDIPENDENTE | CONCLUSIONE

 

 

 

 

 

 


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